Fra i contorti processi decisionali dei rappresentanti del Governo, in ordine specialmente alla fiscalità, a volte si leggono proposte allucinanti, buttate qua e là, a volte senza senso, altre volte con l’obiettivo di qualche parlamentare di marcare la propria presenza. Quando si parla di ambiente poi le aberrazioni assumono una connotazione surreale poiché molto spesso si usa l’ambiente, e le norme ad esso contingenti, per modificare interessi, nazionalità dei vettori, prodotti e mercati. Sulle accise, e sul recupero di parte di esse, consentito alle imprese di autotrasporto, in nome dell’ambiente, l’Unione Europea insiste per una graduale riduzione del beneficio fino ad azzerare, nel tempo, tale condizione.

Occorre ricordare che il recupero di una parte delle accise, è figlio di una concessione comunitaria in quanto, nel 2003, per sopperire alla incapacità/impossibilità, di introdurre un “carburante professionale” per la categoria, si stabilì che da quella data ogni e qualsiasi adeguamento della “carbon tax” dell’epoca poteva essere recuperata dalle imprese di autotrasporto senza necessità di autorizzazione preventiva dell’UE. Il beneficio era annuale ma poi, con il fermo dei servizi effettuato da Trasportounito nel 2012, divenne trimestrale.

Eliminare o ridurre il valore del recupero delle accise, senza una valutazione più complessiva e senza adeguati, concreti e reali strumenti alternativi, il rischio del defoult e della conseguente pericolosa reazione della categoria è inevitabile.

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