CABOTAGGIO STRADALE: IN AUMENTO IL “FAI DA TE”

Quando l'Unione Europea sbaglia l'approccio normativo

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Unione Europea sempre più in difficoltà sul versante legislativo. Il mancato rispetto di direttive e Regolamenti è ormai all’ordine del giorno fra i Paesi membri i quali, quando conviene, sono europei, quando conviene meno strappano o modificano regole e disposizioni anche se queste sono spesso illogiche e irrazionali.

Il cabotaggio stradale, e cioè la possibilità da parte di un vettore stradale di un Paese membro di eseguire trasporti aventi origine e destinazione in altro Paese membro, mentre non è condiviso dai Paesi dell’occidente è ampiamente apprezzato dai vettori dei Paesi dell’Est.

Per  correre ai ripari l’Unione Europea, negli anni scorsi ha diffuso una disposizione tendente a limitare l’attività di cabotaggio stradale la quale però, nella pratica, si è dimostrata piuttosto blanda e permissiva in quanto, di fatto, non limita più di tanto la pericolosa concorrenza che si viene a determinare.

La Germania per evitare la concorrenza sleale (dumping sociale) ha introdotto il salario minimo garantito, la Francia segue a ruota con la recente disposizione, la Finlandia ha cambiato i numeri disposti dall’UE consentendo solo un massimo di 10 viaggi in cabotaggio stradale nell’arco di un mese; la Danimarca nei tre viaggi settimanali interni consentiti dall’Unione Europea ha formulato un’arbitraria interpretazione secondo la quale si devono conteggiare il carico delle merci o lo scarico come se fossero due operazioni distinte anziché una.

In Italia, non sapendo che pesci prendere, anche perché i controlli scarseggiano, hanno istituito una insignificante inversione dell’onere della prova: il conducente estero deve dimostrare il massimo di tre viaggi settimanali per evitare la sanzione.

La Commissione Europa ha aperto istruttorie (Germania e Francia) e deferito i Paesi alla Corte di Giustizia (Filnadia e Danimarca), ma il problema resta. Ed è quello dell’incapacità di leggere l’economia reale soprattutto in un settore ove la competizione estrema rischia di di far chiudere le imprese sane scaricando le distorsioni sulla sicurezza stradale.

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