Che esista una reale soggezione delle associazioni dell’autotrasporto nei confronti di Autostrade per l’Italia è cosa ormai risaputa: il meccanismo che collega i consorzi dei servizi, gestiti dalle associazioni dell’autotrasporto, consente di drenare molte più delle risorse economiche di quelle che sarebbero utili e sufficienti per fare sindacato di rappresentanza. Nel caso di Trasportounito, essendo in qualche modo stati costretti ad aprire un consorzio per le autostrade in quanto, diversamente, le imprese non si sarebbero associate, la scelta è stata tuttavia quella della trasparenza: non abbiamo mai utilizzato tale posizione per favorire, modificare o tollerare le posizioni talora estreme assunte dalle Autostrade tantomeno con relazioni conseguenti a livello istituzionali e con i ministeri, sia per vie dirette che indirette.

Ma che il sistema sia malato è provato dal fatto che un grande gruppo consorzio-associazione fa perno su valori economici talmente elevati da aver assunto la fisionomia di una società multinazionale piuttosto che quella di un ente o di una rete di assistenza organizzata e pensata per rispondere ai bisogni delle imprese di autotrasporto.

Gli squilibri che puntualmente e dolorosamente si palesano al tavolo dell’autotrasporto, sono anche frutto di questo tipo di contraddizioni che generano confusione fra rappresentati, rappresentanza e strumenti assistenziali o normativi sul mercato; non credo si debbano scomodare gli articoli 319 e 319 ter sullo sfruttamento delle relazioni con i pubblici rappresentanti per ribadire che una trasparenza fra “chi” si incontra e con “chi”, rappresenterebbe già un concreto passo in avanti.

Purtroppo la trasparenza non esiste e tutte le scelte tendono a transitare nell’ombra di questo sistema: dal numero di cantieri aperti in contemporanea, senza pianificazioni, sugli stessi tronchi autostradali, agli appalti “fai da te” per oltre il 50 per cento delle opere; da infrastrutture stradali che neanche con grande fantasia potrebbero essere considerate autostrade nonostante il pedaggio, ai ponti a rischio; dalla mancanza di aree di sosta per i mezzi pesanti, (sia di breve che si lunga sosta) ai  tariffari: più 3,34 % di cui 2% dal 1 di gennaio e 1,34 dal 1 luglio. Gli aumenti sulla rete Aspi (Autostrade per l’Italia), per 2.964,7 km in 14 regioni contati male dovrebbero superare abbondantemente i 300 milioni di euro. Nessuno, come detto, ha da lamentarsi: in fondo perché esistono gli sconti su misura dei pedaggi autostradali?

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