Il fatto che la categoria dei commercialisti, per la prima volta nella storia, decida di mobilitarsi, proclamando uno sciopero per il 14 dicembre prossimo, deve far riflettere anche il mondo imprenditoriale.

Oltre alle rivendicazioni della categoria di cui ovviamente non dispongo di elementi per entrare nel merito, trovo di particolare importanza il fatto che ogni volta che il Governo di turno parla di “semplificazione”, nella pratica, vengono scaricate sulle imprese e sui loro consulenti (i quali a loro volta stressano le imprese) adempimenti, responsabilità, obbligazioni e scadenze che appesantiscono notevolmente l’operatività dell’impresa e, di conseguenza, anche i costi.

Gli ultimi provvedimenti in materia fiscale, come il recente decreto 193/2016, è senza dubbio un ulteriore esempio di misure legislative che vanno in direzione opposta alla semplificazione concreta e complessiva, contribuendo a complicare ulteriormente il funzionamento del sistema fiscale del Paese.

Tutto ciò aumenta la distanza non solo con l’economia reale, ormai accerchiata da burocrazia di ogni livello e da responsabilità che si annidano ovunque nei labirinti normativi,  ma anche, quel che è peggio, con i sacrosanti diritti del contribuente.

L’impresa che lavora, produce, rischia e prova ad investire in questo Paese, non può non condividere le ragioni dello sciopero dei commercialisti anzi, se le organizzazioni datoriali fossero più attente a questi temi, probabilmente lo sciopero assumerebbe connotati, senza precedenti, comunque tale da attivare un serio confronto sugli strumenti fiscali.

M. L.

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