TIR: CORONAVIRUS E LIQUIDITA’

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Le misure per l’operatività dell’autotrasporto, almeno per quanto riguarda il lungo raggio, i porti e i centri di carico/scarico, sono state ad oggi insoddisfacenti e strategicamente disorientanti. Ci si aspettava di più e meglio, anche solo per rimuovere ostacoli di carattere tecnico-amministrativo.

A fronte di un 5% della flotta che lavora incessantemente per garantire le consegne delle merci essenziali, si rileva un 30% del parco veicolare già completamente fermo ai box (mentre scorrono i costi di assicurazione e leasing), e la restante parte che opera in condizioni di improduttività e di profonda incertezza fra lunghe attese, viaggi a vuoto (triplicati) e differimenti dei pagamenti da parte di quei committenti a cui le imprese di autotrasporto hanno anticipato, per mesi, i costi di produzione dei servizi.

Il lockdown continuerà fino alla fine del mese di aprile, medesimo periodo in cui dovrebbero arrivare gli ammortizzatori sociali, o almeno si spera.

Il decreto liquidità non soddisfa le esigenze delle nostre imprese e pertanto auspichiamo in uno strumento specifico, su logistica e trasporti, annunciato dalla Ministra nel corso dell’ultima videoconferenza.

L’attuale provvedimento infatti anziché intraprendere la strada di uno straordinario intervento socio-economico, delega all’intermediazione bancaria le valutazioni tecniche, l’erogazione dei fondi ed il valore degli interessi. Diversamente dagli altri Paesi comunitari ed extracomunitari che hanno provveduto all’erogazione diretta, e a fondo perduto, nel tempo medio di tre giorni, in una Italia blindata si deve consolidare un debito, il quale si aggiunge a quelli attuali a cui si sommano le fatture non pagate, ed a breve anche le scadenze fiscali del 30 maggio p.v.

Siamo nelle mani del possibile, più probabile in quelle dell’impossibile.

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