Le recenti dimissioni rassegnate dal sottosegretario Simona Vicari, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un quadro di governo diventato a dir poco sconcertante con la caduta (e il ricambio rapido) di quelli che dovrebbero essere i referenti di settore (4 sottosegretari in circa 5 anni).

A prescindere da qualsiasi valutazione sull’opportunità di queste dimissioni, l’autotrasporto italiano non può certo esprimere rimpianto per l’uscita di scena di un sottosegretario che per il settore non ha fatto nulla, se non rinnovare in modo ingiustificato il Comitato dell’Albo degli Autotrasportatori. Della sua presenza al governo passeranno a futura memoria delle imprese almeno due questioni più rilevanti: il nuovo costosissimo sistema di revisione dei veicoli industriali (da giugno 2017), nonché il taglio di due terzi dell’importo delle spese non documentabili a scapito delle imprese artigiane.  

“Si potrebbe affermare che l’autotrasporto italiano abbia perso… una perdita”.

Di certo il quadro che ogni giorno di più si sta profilando a livello governativo non può che provocare un crescente sconcerto nelle imprese oltre che un disagio diffuso causato da interlocutori spesso impreparati, che non fanno a tempo neppure a imparare i fondamentali della materia di cui dovrebbero occuparsi, e che navigano a vista.

Alle imprese resta solo la certezza di un peso insopportabile della pressione fiscale, con un governo passivo, indifferente, destinato a generare le precondizioni per reazioni spontanee difficilmente gestibili.

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